Il tracollo

Sono stata fortunata e la mia gravidanza è stata normale e fisiologica per i primi 7 mesi. Non ho avuto un solo fastidio, ho continuato a fare tutto quello che facevo prima tranne guardare i programmi di cucina che, almeno per i primi due mesi, mi facevano venire la nausea.
Ho continuato a fare le pulizie, andare in trasferta per lavoro, andare ai concerti, ballare, uscire la sera, andare al cinema. Ho proprio fatto tutto quel che mi pareva.
Poi, ad agosto la ginecologa si è accorta che probabilmente avevo fatto un po’ troppo quel che mi pareva: avevo il collo dell’utero raccorciato di 1.6 cm, la placenta previa, un accenno di diabete gestazionale e la bimba podalica: praticamente un tracollo.
La strategia per gestire questa debacle è stata da subito il riposo assoluto.
Io non ero pronta per questa evenienza, avevo progettato di chiedere la flessibilità e lavorare fino a 5 minuti prima di partorire, dovevo darci dentro con il baby-shopping, preparare la valigia per l’ospedale, creare la lista di nascita.
Facendo appello al mio migliore spirito di adattamento, ne ho quindi fatto una tragedia.

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