Non siamo metalli

Ho letto un libro sulla forza d’animo e su come possiamo insegnarla ai nostri figli. Il tema mi interessa molto perché purtroppo le crisi fanno parte della nostra vita e, come abbiamo sperimentato tutti, a volte abbiamo le risorse per affrontarle, altre volte no.
Il libro l’ho riletto tre volte, perché volevo farne un bel riassunto qui sul blog, ma purtroppo non fornisce una ricetta precisa degli elementi che compongono la resilienza, un brutto termine che indica la capacità dei metalli di resistere ed adattarsi alle forze d’urto.
Partiamo dunque dal presupposto che noi non siamo metalli e che ogni brutta cosa che accade nella vita ci piega e ci segna inesorabilmente: a volte ne siamo letteralmente devastati e ci mettiamo anni per riprenderci, a volte invece riusciamo a fare appello ad energie che nemmeno noi sapevamo di avere e in qualche modo ci saltiamo fuori.
Come si fa ad avere a disposizione buone forze da cui attingere nel momento del bisogno? Possiamo allenarci, fare qualcosa per rafforzarci?
Dal libro che ho letto si evince che la risposta è sì. Innanzitutto perché la capacità di affrontare le avversità non è data una volta per tutte ma è in fieri, si modifica col tempo e può migliorare con gli anni. E poi perché questa capacità fa riferimento a tre elementi di base delle persone:
1) le risorse individuali, ovvero la fiducia in se stessi, l’autostima, la tendenza a valutare una difficoltà come qualcosa di superabile, la capacità di considerare gli errori come una occasione di crescita e miglioramento, invece che una sconfitta;
2) il supporto esterno e le relazioni sociali, ovvero la presenza di amici, compagni, mariti, mogli in grado di farci sentire accolti, amati, protetti;
3) le difese psichiche, ovvero i meccanismi che ci inventiamo per superare un dolore, come il senso dell’umorismo, o ad esempio la capacità di vedersi dall’esterno, di non sentirsi vittime, di fare appello alla fantasia e alla creatività, di essere altruisti nel caso di un dolore comune.
Altri elementi che rendono le persone particolarmente elastiche e in grado di affrontare le avversità sono: essere stati accettati, accolti e amati incondizionatamente nella primissima infanzia, essere stati stimolati a coltivare i propri talenti e le proprie passioni, avere avuto la possibilità di sperimentare successi che hanno in qualche modo attutito gli insuccessi, essere cresciuti in un ambiente democratico e aperto al dialogo e alla comunicazione empatica.

In sintesi: coltiviamo con cura la nostra autostima e fiducia in noi stessi, non pensiamo di essere sfigati: lo siamo tutti e non lo è nessuno; andiamo nel mondo e cerchiamo persone affini a noi, esistono ve lo garantisco, se esistiamo noi esistono anche persone come noi, persone che possiamo amare. Non isoliamoci, anche se a volte ci sembra più semplice che stare in mezzo agli altri, prendiamoci magari qualche pausa in più se ne abbiamo bisogno. Non disperiamoci se non riusciamo a raggiungere un obiettivo, l’importante è averci provato e averci messo il nostro impegno, usciamo dalle logiche trite vincenti-perdenti. Cerchiamo di vedere il mondo per quello che è, senza demonizzarlo, facciamoci sopra una risata, che fa sempre bene, cambiamo il nostro punto di vista sulle cose: a volte basta fare uno sforzo interpretativo per riuscire a cambiare atteggiamento.
Se poi proprio non ce la possiamo fare a recuperare le risorse in un determinato frangente, niente paura: possiamo sempre dare la colpa a mamma e papà che quando eravamo piccoli ci hanno lasciato piangere nella culla invece di prenderci nel lettone con loro, causandoci un trauma che ci ha rovinati.

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