La solitudine delle madri

Si dice che i primi 40 giorni di vita del neonato siano quelli più difficili per la mamma: è proprio così.
Nei primi 40 giorni il corpo della mamma è ancora affaticato e dolorante per via del parto e l’umore è traballante per via degli ormoni. A tutto ciò si aggiunge una piccola presenza sconosciuta che si aggira per casa: il neonato.
Il neonato è un oggetto non identificato, un ufo, uno che fa cose strane. Piange e non sai perché. Avrà fame? Avrà freddo? Avrà le palle girate? Vai a saperlo.
Ogni giorno l’ufo ne inventa una nuova: la tossetta nervosa, il catarrino, la veglia notturna, la respirazione affannosa, le crosticine sulla testa, il cordone ombelicale che sanguina, la cacca molle, l’abbassamento di voce. Sarà normale? Di cosa avrà bisogno? Avrò abbastanza latte? Ho paura, non voglio stare sola con questo neonato fragilissimo.
La giornata di una neomamma è composta da una lunga sequela di espedienti per cercare di non fare piangere il neonato: prima si prova con la tetta, se non funziona si cambia il pannolino, se non funziona si culla il neonato, se non funziona si prende il neonato e lo si porta a fare una passeggiata nella carrozzina, se non funziona si va a fare un giro in auto, se non funziona si usa il ciuccio e così via a ripetizione finché arriva sera e ogni giorno la sequenza deve essere variata perché ogni giorno il neonato è diverso dal giorno precedente. E’ per questo che si possono vedere nugoli di mamme al parco con le carrozzine, anche se fuori c’è un freddo cane: sono nella fase della giornata in cui stanno provando l’espediente della passeggiata.
Ed è per questo che le madri sono sole: come fai a rapportarti con chi sta continuando a fare la sua vita normale, una vita fatta di abitudini prestabilite, persone adulte con cui ragionare, cose “da fare”? Come puoi fare capire a chi ti sta accanto che non poter andare in bagno, non poter fare una telefonata, non poter pianificare nulla e in generale non sapere cosa sarà di te anche solo nei prossimi 5 minuti è veramente destabilizzante?
Le mamme si sentono sole con i loro piccoli ufo. Tutti danno per scontato che loro sappiano che fare, ma non lo sanno, improvvisano. Le mamme hanno bisogno di compagnia, di sostegno, di comprensione e di ascolto.

Mina adesso ha tre mesi e ora non ho più paura di stare sola con lei, anzi, mi godo il nostro tempo e le scoperte che facciamo insieme. Sembra passata una vita da quei primi giorni di reciproca conoscenza e di invenzione dei miei gloriosi espedienti per non farla piangere.
Non credo che ce l’avrei fatta senza il sostegno di Fabio, di mia madre, di mia sorella, delle mie amiche, della mia doula e di tutti quelli che mi hanno ascoltato e hanno tenuto Mina in braccio alleggerendo per un momento quel peso che per me era così gravoso. Ogni volta che qualcuno ha preso in braccio la bimba, me l’ha restituita più leggera.
Un aiuto preziosissimo mi è stato dato anche da quella santa donna dall’ostetrica che è venuta ad aiutarmi a casa e che mi ha rassicurata sulla mia competenza di mamma, insegnandomi un paio di cose fondamentali: che io ero l’adulto e che Mina era più spaventata di me, e che io ero la mamma, quindi naturalmente predisposta a fare il bene di mia figlia. Gran bella invenzione le ostetriche.
E adesso scusate, ma abbiamo esaurito l’espediente “ciuccio”: vado a prendere in braccio Mina e a proporle un’avventurosissima passeggiata avanti e indietro per la casa, cantando “ninna nanna ninna o” fino all’ignoranza.

 

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